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Monday 21st of May 2012

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2012: dai Maya a Monti, dalla fine del Mondo alla scomparsa del pluralismo d'informazione! PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Tagliaferri   
Martedì 03 Gennaio 2012 17:18

Alcuni quotidiani che non si potranno più trovare in edicola...


È appena cominciato l’anno della fine del Mondo. Da ormai 12 mesi ci ammorbano con la famigerata leggenda Maya. Ecco, i Maya hanno previsto la “fine del Mondo†per il prossimo dicembre ma per l’Italia si aggira un fantasma ben più pericoloso: dalla leggenda Maya, infatti, siamo passati alla realtà Monti. Sì, proprio colui chiamato per risollevare le sorti del nostro povero Paese, affossato dal “miglior Presidente che la storia possa ricordare†(dice lui…), ora sta distruggendo l’editoria e il pluralismo dell’informazione.

Con l’ultima manovra, votata da tutto il Palamento, il Fondo per l’editoria non è stato infatti reintegrato. Ciò cosa significa realmente? In molti affermano che questa scelta è giusta, che farà risparmiare parecchi soldi utili e che eliminerà tutti quei giornali che non vendendo si appoggiano sulle spalle dei contribuenti.

Nulla di più falso! O meglio, nulla di completamente vero. Certo, molti “giornali famigliari†saranno chiusi, ma a spesa di chi? Di tutti quei giornali che non trovano molto spazio nel grande pubblico (e quindi nei grandi pubblicitari, anche per scelta commerciale!) e che, senza un finanziamento pubblico, non riuscirebbero e non riusciranno a sopravvivere a lungo. Lo spiega benissimo Vincenzo Iurillo de Il Fatto Quotidiano (17 dicembre 2011): “Io sono favorevole ai contributi pubblici per l’editoria. Senza se e senza ma. E a chi mi snocciola esempi di sprechi, inefficienze e clientele dei ‘quotidiani fantasma’ ingrassati sulle spalle dei contribuenti solo per distrarre fondi pubblici a fini privati o assumere figli e parenti e amici e amiche dei potenti di turno, senza vendere uno straccio di copia, io rispondo che non si combatte uno scandalo di partite truccate abrogando il campionato di calcio. Si inquisiscono i responsabili delle singole malefatte. E si consente a tutte le squadre oneste di poter almeno scendere in campo per provare a vincere. Senza rimanere schiacciati dai guasti di un mercato che consente – lo ha scritto benissimo il direttore dell’Unità Claudio Sardo nel suo editoriale – che le televisioni si mangino quasi per intero la torta pubblicitaria. Lasciando alla carta stampata, e in particolare alla stampa locale, quella più ‘scomoda’, soltanto le bricioleâ€.

Con questa nuova politica del risparmio (sulle spese minime ovviamente, non sugli sprechi incredibili…) il risultato sarà molto semplice: un centinaio di testate chiuse, quattromila lavoratori licenziati e circa quattrocentomila lettori senza giornale. La soluzione che molte testate suggeriscono è una semplice modifica e correzione dell’attuale fondo per l’editoria, una correzione che aggiorni una legge ormai logora senza però privare molti cittadini dei loro canali d’informazione, senza chiudere quindi tanti giornali che, in una Democrazia, non è mai un’azione saggia!

 

 

Per saperne di più:

Fondo per l'Editoria – Il decreto del 2001 che sanciva un fondo per l’editoria.

Come salvare il Fondo? – Le soluzioni di Articolo21

Io difendo i fondi pubblici all'editoria – il blog di Vincenzo Iurillo su ilfattoquotidiano.it

 

Alcuni dei giornali che rischiano la chiusura:

Liberazione

il manifesto

l'Unità

Terra

il Riformista

Europa

E tante (troppe) altre…

 
La lunga lotta fra chi ha e chi è: il maleficio di Silvio Berlusconi PDF Stampa E-mail
Scritto da Damiana Spadaro   
Mercoledì 16 Novembre 2011 17:07

 

 
 
Esistono del giorni memorabili. Esistono dei giorni che puoi definire giorni della liberazione. Ma esistono dei giorni nei quali la gioia rimane soffocata, il sorriso non riesce ad illuminare davvero il tuo volto, le tue aspettative più profonde non riescono a trionfare bensì soltanto a fare timidamente capolino.  Le dimissioni di Silvio Berlusconi rappresentano uno di quei giorni. Migliaia di italiani, giovani, donne, bambini, vecchi, hanno sentito il bisogno di sfogare la loro rabbia, di gridare all'ex premier, che si credeva invincibile, parole come "buffone", "mafioso", "puttaniere", "criminale". Una scena degna del più grande ossimoro nel quale Silvio Berlusconi ha gettato l'Italia.
Da un lato, infatti, il sacrosanto e ripeto sacrosanto diritto degli italiani di rivendicare la loro dignità, di far sentire la loro voce, soffocata da 17 anni di intrallazzi del potere, di scandali finanziari, di collusione con la mafia, di scempio della donna ridotta soltanto a merce sessuale, di volgarità dispensate in ogni angolo del mondo, 17 anni di intorpidimento dei cuori, di congelamento di qualsivoglia umano pudore, di compravendita non solo di parlamentari ma di milioni di menti attratte soltanto dall'uomo che "ha" ma non "è". 
Sì perché il più terribile danno che Silvio Berlusconi ha fatto all'Italia non è rappresentato dalle sue leggi scellerate, dal perenne conflitto di interessi, dai provvedimenti presi ad hoc solo per evitare i processi e la galera. Neanche la tremenda crisi economica che viviamo è la colpa più grande del losco affarista e imbonitore venuto da Arcore.
Il male più demoniaco, mi si passi il termine, è rappresentato da quelle due folle, in evidente ossimoro fra loro, che, hanno contrapposto gli italiani, divisi, spaccati in due fra chi difende non il singolo uomo ma la sua visione del mondo e chi la combatte da una vita.
Le dimissioni di Berlusconi hanno rivelato il volto, temo per sempre diviso, fa coloro che hanno creduto, oltre ogni logica, oltre ogni morale, oltre ogni buon senso, nel potere di chi "ha" e coloro che invece hanno difeso ad oltranza il potere di chi "è". Silvio Berlusconi "ha".
Le sue ricchezze, le sue televisioni, le sue donne, i suoi lacché travestiti da parlamentari, la sua megalomania, sono tutto ciò che ha, rappresentano il suo impero, la sua forza mentale e demagogica. Ma Silvio Berlusconi non è. Non è nessuno, è un uomo insignificante, un piccolo uomo non nella statura fisica ma in quella morale, è un cretino che, se fosse spogliato di tutto ciò che "ha" tutti vedrebbero che il "Re" è nudo.
Il problema è che i suoi simpatizzanti, i suoi militanti, tanti italiani non lo hanno capito.  Anzi, mi correggo, lo hanno capito benissimo ma dal momento che anche loro sono tronfi, ciascuno nel suo misero orticello, di ciò che hanno e devono mostrare a tutti le "sostanze", la "roba" che possiedono così che nessuno si accorga che sono dei cretini, che non sono niente e nessuno, ecco che il potere di chi "ha" vince ancora sul potere di chi "è".
Cosa stiamo consegnando al mondo? Come vogliamo essere ricordati noi italiani? Perché abbiamo difeso chi "ha" o perché abbiamo difeso chi "è". Di Silvio Berlusconi non me ne importa niente. Persino del rischio default o della manovra lacrime e sangue che Mario Monti e i suoi paperoni di Goldman Sacks e company stanno preparando per noi.
Tanto noi giovani non avevamo un futuro ieri e non l'abbiamo oggi, quindi a noi poco importa.
Ci sarà sempre mondo per scappare da questo paese. 
Ma sulla risposta a quella domanda non nascondo che baso tutta la mia vita di cittadina italiana, di donna, di essere umano: come vogliamo essere ricordati come coloro che hanno difeso chi "ha" o come coloro che hanno difeso chi "è"?
Il sorriso si aprirebbe davvero sulle mie e sulle labbra di molti il giorno in cui l'oblio, come punizione più terribile, circondasse Silvio Berlusconi e l'Italia intera si risvegliasse dal torpore e unita direbbe:
"Caro Silvio, mi fai solo pena, non hai mai capito che immensamente più grande di te sono IO che non HO molto ma SONO davvero".
Di questa umiliazione, di questo schiaffo dato da 60 milioni di italiani su 60 milioni sono certa che il "Cavaliere" non si riprenderebbe mai più.
Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 16 Novembre 2011 18:14 )
 
Sugli scontri di Roma… PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Tagliaferri   
Lunedì 17 Ottobre 2011 14:37
Una spiegazione degli scontri del 14 dicembre

Da sabato scorso molto si è detto su ciò che è accaduto durante la manifestazione a Roma, sugli scontri avvenuti in piazza e sulle cariche della polizia. Nessun media però a provato ad ascoltare le ragioni di chi lì in mezzo, volente o nolente, ci si è trovato. Io stesso mi sono trovato nell’immediato (guardando i servizi che andavano in onda su tutti i telegiornali n.d.r.) a condannare ciò che era andato in scena solo poche ore prima. Razionalmente ho pensato a ciò che accadde a dicembre sempre a Roma, allora in piazza scesero solo gli studenti e la polizia rispose con violenza al loro tentativo di raggiungere il Parlamento – dove il governo Berlusconi otteneva l’ennesima fiducia n.d.r. – scatenando la guerriglia per le vie del centro.
Sui mezzi d’informazione si è invece paragonata la giornata di sabato a quelle di Genova, e del G8 del 2001 durante il quale fu ucciso Carlo Giuliani. Il paragone è secondo me inaccettabile, e non solo perché a Genova fu organizzata una carneficina con tanto di ragazzo sacrificato sull’altare dell’ordine pubblico e della democrazia, ma perché la strategia dei manifestanti fu drasticamente differente. In un primo momento anch’io sono caduto nell’inganno: è stata descritta una piazza in mano ai facinorosi, gruppi organizzati di violenti o d’infiltrati sbarcati a Roma con il solo scopo di oscurare l’anima vera della protesta!
Questa ricostruzione mediatica non corrisponde al vero. Sì, inizialmente le devastazioni sono state compiute esclusivamente da una minoranza violenta e “mascherataâ€, ma poi tutta la piazza ha partecipato agli scontri con le forze dell’ordine. È questo che, a mio avviso, differenzia le due piazze: a Genova la maggioranza dei manifestanti è stata travolta dalle cariche senza sapere né voler rispondere con violenza, mentre sabato (come anche lo scorso dicembre) i giovani hanno partecipato attivamente, spinti dalla rabbia e dal senso di frustrazione verso un sistema politico-economico-sociale che non li rappresenta né tutela più, un sistema globale contro cui è giusto ribellarsi per difendere il proprio status di esseri umani!

Ultimo aggiornamento ( Domenica 30 Ottobre 2011 08:53 )
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“Il calcio è capitalismo e il capitalismo è morteâ€: l’insolita scelta di un giovane calciatore PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Tagliaferri   
Mercoledì 10 Agosto 2011 15:14

La figurina 2012 di Javi Poves

 

Il Mondo è in rivolta là fuori: il Nord Africa esplode come una bomba ad orologeria, la Borsa crolla sempre più a fondo, la Spagna si indigna come mai prima ed ora l’Inghilterra brucia come neanche ai tempi di Margaret Tatcher. L’attuale recessione economica non sembra dare segni di miglioramento e ormai le persone sono allo stremo, ovunque scoppiano proteste e rivolte contro un sistema economico che guarda solo al profitto personale. Ma fortuantamente, in questi tempi bui, una luce di speranza e di umanità si accende proprio dove non te lo aspetti.

Ultimo aggiornamento ( Domenica 30 Ottobre 2011 08:42 )
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L'imbroglio e la truffa della scuola italiana PDF Stampa E-mail
Scritto da Damiana Spadaro   
Venerdì 07 Ottobre 2011 14:58

La forza di un sogno, anche quando la morte sembra spezzarlo. La forza delle proprie idee anche quando tutto e tutti sembrano essere contro di te. La forza della genialità, figlia soltanto di quella giovinezza e di quell'amore per l'azzardo e la ventura. Tutto questo piange oggi il mondo per la recente scomparsa di Steve Jobs, fondatore della "Apple" e di tutti quegli oggetti che hanno cambiato il mondo. Gli Stati Uniti hanno nuovamente celebrato un loro figlio che, in nome di quella forza del diritto, marchio e mission di questo blog, ha espresso al meglio il più potente e sacrosanto dei diritti: quello di realizzare i propri sogni. Ma in Italia no. Nel paese patria di Archimede, Michelangelo, Dante e Leonardo, il diritto ad inseguire i propri sogni e la proprie aspirazioni è stato per sempre incenerito. Distrutto dalla politica e da schifosi leader e manager che, soddisfatti soltanto dallo sguazzare nella più turpe illegalità e nel più truce ladrocinio, non hanno certo tempo per rispondere al grido, manifesto o silenzioso, dei giovani italiani in cerca di futuro, in cerca di speranza. Preoccupati soltanto di andare a puttane, in senso purtroppo fin troppo letterale, politicanti da strappazzo, affaristi e speculatori, sentiranno l'ennesimo grido dei giovani laureati, precari e senza futuro?

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 07 Ottobre 2011 15:10 )
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“La padania non esiste†ed infuria la polemica contro Napolitano PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Tagliaferri   
Sabato 01 Ottobre 2011 07:59

 

 

"E' chiaro, il popolo padano non esiste, si discute di federalismo fiscale, si chiede un livello più alto di partecipazione delle Regioni... Tutto questo è lecito, ma ove dalle chiacchiere si passasse ad atti preparatori di qualcosa che va verso la secessione, tutto cambierebbe". Queste sono le parole del Presidente Napolitano intervenuto ieri a Napoli. Il Presidente della Repubblica ha risposto all’ex senatore Massimo Villone che durante l’incontro con alcuni studenti chiedeva cosa ne pensasse Napolitano “della via democratica alla secessione prospettata da Umberto Bossi e dell'affermazione del leghista Reguzzoni, secondo il quale la sovranità appartiene al popolo che sarebbe al di sopra del capo dello Statoâ€. Dopo aver subito chiarito la sua posizione anti secessionista, il Presidente ha giudicato positivamente la svolta leghista del 2006 quando Bossi & Co. Accantonarono l’idea secessionista per abbracciare (a volte non troppo convintamente N.d.R.) l’idea unitaria e governista. Successivamente però ha rimarcato l’importanza della Costituzione e delle sue leggi: “Quel che si sente è spesso ridotto al minimo, a grida che si levano dai prati con scarsa conoscenza della Costituzione. Si dice che la sovranità appartiene al popolo, ma poi non si va oltre la virgola, dove si dice che il popolo la esercita nell'ambito della Costituzione e delle leggi. E nelle leggi non c'é spazio per la secessioneâ€.

Ultimo aggiornamento ( Domenica 30 Ottobre 2011 08:47 )
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Quando l'Italia era Unita PDF Stampa E-mail
Scritto da maurizio agrò   
Venerdì 23 Settembre 2011 13:55
C’è da constatare una triste seppur vera realtà, l’Italia non è più unita, o per meglio dire, è ancora un Paese, ma non è più una Nazione. Abbiamo scoperto che non esiste una Italia, ma tante Italie, ognuna con delle caratteristiche peculiari molto forti quanto diverse. L’unità Nazionale è esistita fin quando sono esistite 8 realtà nazionali:

-         La Nazionale di calcio;

-         Le Poste e telecomunicazioni;

-         Le Ferrovie dello Stato;

-         L’Inps;

-         I contratti collettivi di lavoro;

-         Il sindacato;

-         Leva Militare;

-         La scuola.

È ormai evidente che non esiste più una Nazionale di calcio, i calciatori sono abituati a giocare con compagni di squadra stranieri, le nostre squadre locali sono ormai costituite solo da “stranieriâ€, quando i calciatori italiani si incontrano per una partita di Nazionale dimostrano di non aver alcun affiatamento, sono estranei tra loro, diffidenti, non conoscono il gioco del compagno. Stare in nazionale vuol dire solo guadagnare di più, i mondiali 2010 ne sono stati la prova.

Le Poste ormai sono diventate semi-private, le spedizioni vengono affidate in appalto a società private che consegnano sul territorio per conto di Poste Italiane.

Le Ferrovie dello Stato sono diventate società private suddivise in RFI, RTI e Trenitalia, ognuno gestisce un pezzo di rete.

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Lettera aperta a Repubblica ed al Presidente Napolitano PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Agrò   
Mercoledì 21 Settembre 2011 14:47
Caro Direttore, non so come iniziare questa lettera e non so neanche come definirla. So però che come italiano, categoria “giovani laureatiâ€, sono stanco di assistere allo scempio di questo paese. La classe politica e dirigente italiana è caduta in un limbo di incultura e di luoghi comuni da cui non sa come uscirne fuori e quando un giovane è pronto a mostrare la strada ecco che gli si pone una sbarra con su scritto “proprietà privata, vietato entrareâ€. La politica Italiana è diventata una caricatura di sé stessa, i politici si dividono ancora tra Comunisti e Altro, tra destra e sinistra, nascono poi ridicole diciture come “centro destra†e “centro sinistraâ€, nessuno si rende conto che queste “facilonerie da stadio†erano utili quando al potere c’erano gli intellettuali, quando si identificava una “regione dello spazio†del parlamento per semplificarne l’ideologia politica.
Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 21 Settembre 2011 14:54 )
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La scuola elementare chiusa: le famiglie denunciano Mariastella Gelimini PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Tagliaferri   
Sabato 03 Settembre 2011 22:05

Alcuni genitori della scuola di via ParaviaL'ingresso della scuola

Una classe multietnica

 

Il proveditorato chiude la scuola di via Paravia (Milano) e 15 famiglie denunciano il ministro Mariastella Gelmini per discriminazione razziale. Ebbene sì, lo scorso venerdì 2 settembre, a pochi giorni dalla riapertura dell’anno scolastico, il Ministero dell’Istruzione ha decretato la chiusura dell’unica prima elementare della scuola del quartiere di San Siro stabilendo quindi la “scadenza†della scuola stessa. Ciò che ha fatto infuriare le famiglie degli alunni è stata soprattutto la motivazione; gli iscritti sono stati 17, di cui ben 15 stranieri (anche se nati in Italia), e quindi si è pensato fosse giusto eliminare la classe trasferendo tutti gli alunni presso le scuole di via Monte Baldo (dello stesso istituto comprensivo), piazza Santa Maria Nascente e via Dolci (dove pure gli studenti non italiani superano il tetto gelminiano del 30%, tutte ditanti diversi chilometri dal quartiere.

Ultimo aggiornamento ( Domenica 30 Ottobre 2011 08:45 )
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Il sindaco di Piacenza: "No al giro della padania ladrona" PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Tagliaferri   
Giovedì 18 Agosto 2011 16:02

Il Sindaco Reggi durante un comizio

 

Piacenza rifiuta il Giro della Padania!

Il giro organizzato sottosegretario della Lega Nord Michelino Davico infatti prevederebbe il passaggio dei ciclisti nella forse ex provincia piacentina per l’8 settembre prossimo. Il sindaco di Piacenza Roberto Reggi però ha decretato un secco no al transito della gara. Definendola una “pagliacciata†il primo cittadino emiliano ha rifiutato appunto la richiesta del comitato oganizzativo di transitare sul territorio comunale sottolinenado “l’inopportunità della chiusura di una via ad alto scorrimento come la tangenziale in un giorno lavorativo, oltre a porre il tema delle risorse pubbliche necessarie per il presidioâ€.

Ultimo aggiornamento ( Domenica 30 Ottobre 2011 08:43 )
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La Terza Guerra Mondiale - I Parte PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Agrò   
Mercoledì 17 Agosto 2011 16:05
L’Italia è ufficialmente commissariata dalla BCE, ma l’informazione pubblica glissa sull’argomento e preferisce far apparire le decisioni sulla manovra economica come dettate da un “buon governare†di Silvio Berlusconi. La Germania è a crescita “zeroâ€, la Francia rischia di perdere la tripla A così come è avvenuto per gli Stati Uniti. Inutile accennare a Grecia, Spagna e Portogallo. Il nord Africa e il medio oriente sono in rivolta. Cosa sta accadendo? È necessario riuscire a ricordare e correlare alcuni fatti importanti con le relative date. Intanto siamo alla vigilia dell’attentato al World Trade Center di New York ed è facile notare che la data dell’anniversario ricade in sequenza numerica palindroma 11/9/11, inoltre ricorrono i 10 anni. Quante probabilità ci sono che un evento simile possa avere una ricorrenza perfetta? Se l’attentato fosse accaduto il 12 settembre 2001 il decennale sarebbe stato il 12/9/11 che non ha alcuna palindromia, stessa cosa se fosse accaduto l’anno prima (11/9/00 – 11/9/10) o l’anno dopo (11/9/02 – 11/9/12). Dunque dietro a questa semplice osservazione si può celare una volontà del tutto umana di pilotare gli eventi, quindi è lecito pensare che anche la data 11/9/11 sarà una cesura con un sistema o con il vecchio mondo. Ed in effetti dopo l’11 settembre il mondo è cambiato. In questi 10 anni si sono verificati fatti apparentemente casuali come l’avvicendarsi di diverse epidemie, (l’Aviaria, il virus H1N1, il batterio Killer), la sovversione dei vecchi regini (dall’Afghanistan all’Iraq all’Egitto, Libia e Tunisia), la crisi economica del 2008, ed il monito di Papa Giovanni Paolo II prima di morire: Non abbiate paura.
Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 17 Agosto 2011 16:22 )
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La Terza Guerra Mondiale - II Parte PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Agrò   
Mercoledì 17 Agosto 2011 16:09
La Crisi economica del 2011 sta ridisegnando i confini economici e la stabilità degli stati a vantaggio di chi? Dove vanno a finire i soldi “bruciati� E’ possibile che nessuno stato si ponga queste domande? No, infatti i governi non solo sanno ciò che accade, ma addirittura sono in accordo su come pilotare il futuro. I parametri fondamentali che chiudono l’equazione sono 2, il primo è la constatazione che esiste un malcontento globale nelle popolazioni, il secondo è un dato di fatto, da una crisi economica molto pesante si esce solo con una guerra. Pensare ad una guerra in stile Seconda Guerra Mondiale è piuttosto banale ed approssimativo, nessun paese europeo attaccherebbe l’altro e la stessa cosa sarebbe per gli Stati Uniti, gli interessi economici e i legami personali sono troppi e troppo stretti. Dove e come si combatterebbe questa nuova guerra?
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La politica dei fannulloni PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Agrò   
Mercoledì 10 Agosto 2011 16:48

Come ho già scritto altre volte, appare evidente che i nostri governanti sono piuttosto inclini al fango. Una vecchia massima popolare dice che "non puoi mettere il vestito al maiale perchè alla prima pozza si rigetterà nel fango", bene se applichiamo il sillogismo aristotelico ci accorgiamo che i nostri politici sono esattamente come i Maiali... ma in tutti i sensi... infatti di loro, nel tempo, non si butta via niente!.. E alla fine ce li ritroviamo in tutte le salse. Assistiamo ormai al delirium della politica, ministri che sparano cazzate a tutto tondo per assomigliare al loro idolo (Berlusconi), sottosegretari che contrattano voti in cambio di poltrone e lo fanno in Tv, ragazzotte che passano dalla Prostituzione alla Costituzione, showgirl che mostrano le cosce per diventare ministri.

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“L'inviato†di Stephen Dando Collins PDF Stampa E-mail
Scritto da Martina La Ferla   
Martedì 09 Agosto 2011 08:38

 

Siamo nel 71 d.C. I giudei sono stati annientati. Gerusalemme e il Tempio sono stati rasi al suolo.

I romani ora sono gli incontrastati dominatori della regione, ma da qualche anno si è diffusa una leggenda che minaccia la loro supremazia. Un giudeo, Gesù di Nazareth sarebbe morto circa quarant’anni prima e risorto dopo essere stato crocifisso ai tempi di Ponzio Pilato. Si era spacciato per il Messia, il figlio di Dio fatto uomo, e grazie all'illusione di questa nuova fede, molti ebrei avevano ritrovato la forza di lottare contro l'oppressione. È per questo che a Roma si decide di nviare in Giudea il questore Giulio Terenzio Varro, in quei luoghi che furono teatro di quegli eventi straordinari con il compito di dimostrare che nessuno è mai tornato dall'oltretomba. La realtà che lentamente si presenta di fronte a lui è molto più intricata di quanto avesse potuto immaginare. Varro si troverà ad indagare su avvenimenti dove la maggior parte dei testimoni sono morti e i pochi ancora in vita costretti a nascondersi e a mentire per non essere uccisi. Ma gli ordini di Roma sono chiari: il rapporto che ci si aspetta da lui dovrà demolire le affermazioni di questa setta di fanatici, non solo, se le prove e le testimonianze raccolte dovessero rivelarsi diverse dalle aspettative, Varro dovrà modificarle, utilizzando ogni forma di inganno e di menzogna. Ma qualcosa di straordinario accade, qualcosa che gli renderà molto difficile l'obbedienza alle direttive ricevute e la sua ragione, per quanto possa essere salda, finirà con il tentennare. L'autore unisce due vie molto distinte tra loro :quella dei romani, razionali e decisi ad abolire l'idea che si stava via via espandendo del cristianesimo e quella degli ebrei,guidati solo dalla loro fede e decisi a lottare per diffondere la religione che li avrebbe portati alla salvezza. Forse un po' deludente nel finale, ma decisamente un libro da non perdere.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 09 Agosto 2011 08:57 )
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Cambiare tutto per non cambiare niente PDF Stampa E-mail
Scritto da Eleonora Fanciullo   
Martedì 09 Agosto 2011 08:28

 

 

Come si fa a chiudere l'accesso lavorativo ai giovani? E' questa la domanda che ognuno di noi si pone. Abbiamo coscienza che le spese sono tante, che non ci sono abbastanza fondi per permettere tutte queste spese, ma è un'assurdità chiedere ai giovani di restare a casa a fare i precari. Quale sarà il futuro dei neolaureati se gli vengono bloccate tutte le vie per un lavoro da insegnante? Perché si ha in mente solo di effettuare dei tagli alle scuole a causa di problemi finanziari e non si pensa invece che la scuola pubblica è assai fondamentale ma soprattutto un bene per il nostro paese?

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Notizie flash

 C'è aria di rivoluzione alla Casa Bianca. In attesa dell'insediamento del neopresidente eletto Barack Obama già si sentono i risultati della recente elezione che ha segnato la storia: si parla di un aumento dei giornalisti afroamericani richiesti alla Casa Bianca e di una rigida selezione dei candidati che aspirano a un posto nella nuova amministrazione. Sette pagine di questionario, più di sessanta quesiti in totale, contenenti domande sulla vita privata e professionale, sono l'unica via d'ingresso per coloro che mirano ad ottenere un incarico nella residenza della Pennsylvania Avenue di Washington. I collaboratori del presidente sottopongono i candidati a domande che vertono anche sulla sfera familiare, riguardanti il possesso di armi, l'appartenenza a organizzazioni, vita familiare e lavorativa negli ultimi anni, uso di nickname e soprannomi utilizzati nel web e gestione personale di blog. Stephanie Cutter-portavoce dell'Ufficio per la transizione del potere- ha dichiarato che la selezione “riflette l'impegno del presidente di cambiare il modo di Washington di attribuire gli incarichi di lavoroâ€.

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