Contenuto Principale
Le staminali embrionali. La parola a Carlo Alberto Redi PDF Stampa E-mail
Scritto da Cristina Baniakina   
Martedì 31 Marzo 2009 19:11

Professor Carlo Alberto Redi Carlo Alberto Redi, genetista e direttore del Laboratorio di Biologia dello Sviluppo e docente di zoologia all'Università di Pavia (IUSS), è anche il principale ideatore di Open Lab, laboratorio di biologia molecolare che offre corsi ai non esperti, soprattutto ai giornalisti scientifici. Laboratorio che è soprattutto luogo di ricerca e di comunicazione, di disseminazione della conoscenza scientifica. Ci parla del suo lavoro e del panorama italiano della ricerca sulle embrionali.

 

 

 

 

Nel vostro laboratorio effettuate studi su cellule staminali embrionali importate da altri paesi, dato che in Italia non è permesso ricavarle?

Lavoriamo su cellule staminali embrionali di topo, quindi non abbiamo dei limiti. I limiti esistono per coloro che lavorano sulle embrionali umane perché la legge 40 permette di lavorare solo su quelle prodotte all'estero prima del 2001, anno in cui Bush è stato eletto presidente per la prima volta (con l'amministrazione Bush vennero ridotti i fondi e aumentate le restrizioni nella ricerca sulle staminali, N.d.R). Con Obama, le cose sono cambiate.

Cosa pensa della Legge 40 del 2004?

La Legge 40 è un obbrobrio, non è una legge. Che non sia una buona legge è evidente: lo dicono le riviste scientifiche del mondo intero e non c'è neanche bisogno di entrare nei dettagli tecnici. Lo dice la comunità scientifica internazionale.

 

In Italia c'è un forte dissenso nei confronti di questo tipo di ricerca, dovuto soprattutto all'enorme influenza della Chiesa in ogni ambito. Pensa che gli italiani conoscano abbastanza le enormi innovazioni che la ricerca potrebbe portare? L'impressione che si ha è che si pensi solo ed esclusivamente all'etica e non alla medicina, ai malati che si potrebbero guarire e alle vite che si potrebbero salvare.

È così. In Italia non c'è neanche la percezione lontana di che cosa significhi; non c'è un'impostazione scientifica rispetto al problema. Sulla base delle conoscenze scientifiche dovremmo poi, in maniera propria, personale e autonoma, sviluppare un pensiero. Il problema è che non c'è chiarezza. È legittimo che i cattolici dicano “noi non ne vogliamo assolutamente sapere di andare a toccare l'embrione” ma bisognerebbe fermarsi lì. Una posizione del genere è legittima; l'errore è che da questa parte viene detto che è sbagliato usare gli embrioni (e che non servono) per delle ragioni scientifiche. Queste affermazioni non aiutano nessuno, sono sciocchezze. Credo proprio che in Italia non ci sia una coscienza sviluppata su temi scientifici. Ciò è molto grave perché noi viviamo nel millennio delle scienze della vita. Siamo passati dall'Ottocento, secolo della Chimica, al Novecento, secolo della Fisica. Oggi noi viviamo nel millennio della Biologia, della Genetica; tutti questi temi significano la nostra vita in senso lato, sono temi di Biopolitica e Biodiritto. Quindi, di fronte a questa situazione, è gravissimo che dei cittadini non abbiano delle conoscenze a sufficienza sviluppate per esprimersi in autonomia se vengono messi in condizione di dover accettare quello che un ministro ritiene sia più giusto.

 

Perché la ricerca su cellule staminali provenienti da altre fonti (le cosiddette “adulte”) non basta ed è invece fondamentale proseguire gli studi sulle staminali embrionali?

 

Le staminali adulte ed embrionali sono entrambe necessarie, non alcune di più e altre di meno. Lo dicono i dati scientifici. La base scientifica da cui non si può prescindere è che sono necessarie entrambe perché l'una -l'embrionale- ha una capacità di moltiplicarsi all'infinito e di differenziarsi in qualunque cellula; l'altra -la somatica- ha il vantaggio di non creare difficoltà nel momento in cui la recupero dal corpo e la impiego immediatamente. Oggigiorno usiamo le adulte per il trapianto di midollo, per i trattamenti delle leucemie, per creare pelle artificiale per le grandi ustioni, per la cornea e adesso abbiamo cominciato a capire anche trattare la necrosi dell'infarto.Il problema è che non si può fare a meno delle embrionali per tutta una serie di ragioni che includeranno anche la terapia, ma che oggi riguardano la possibilità di fare ricerca per portare patologie in provetta, studiare le prime fasi dell'organogenesi, per conoscere le capacità farmacologiche di nuove molecole e anche, un domani, per differenziarle e fare terapie cellulari senza il problema di limitazioni numeriche. Le cellula somatiche-adulte vanno benissimo per fare una terapia ma sono poche, p-o-c-h-e. Quello che non si vuole capire è questo. Se devo trattare una leucemia io ho bisogno di 30 milioni di cellule per chilo, se devo trattare un Parkinson di almeno 10 milioni di cellule. E dove le prendiamo?

 

Ma esiste un metodo per ricavare staminali embrionali che non comporti la conseguente e inevitabile distruzione della blastocisti? Alla fine è questo il problema etico della ricerca

 

Si, ne sono stati trovati tanti: dall'induzione di pluripotenzialità embrionale al prelievo di una singola cellula. Sono metodi che permettono di ricavare cellule staminali, per essere precisi, simili alle embrionali. Però il problema è che quasi nessuno di questi metodi soddisfa le posizioni cattoliche vaticane. Adesso si spera che il sistema di portare all'interno di una cellula somatica adulta dei geni che determinano la staminalità, usando dei vettori virali e retrovirali, sia da una parte tecnicamente perfezionabile, in modo da non portare dentro la cellula i virus e i retrovirus; dall'altra parte che si comportino veramente come le embrionali. In questo modo sarebbe superato il problema etico. Non è però superata l'esigenza della comunità scientifica di disporre delle staminali embrionali perché queste servono per tutta una serie di ricerche delle quali non si può fare a meno.

 

Torna all'inchiesta principale

 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 01 Aprile 2009 13:15 )
 
Ricerca / Colonna destra

Video scelti...

Pubblicità

In breve

Gheddafi e gli scandali sessuali.
Bab-al-Azizia, la reggia di Muammar Gheddafi nel cuore di Tripoli, era anche il luogo dove il colonnello dava sfogo ai suoi famelici appetiti sessuali. Lo racconta il libro ''Le prede'' della giornalista francese Annick Cojean. A procurare al colonnello centinaia di donne e ragazze (ma anche maschi) era rete di 'procacciatori', fatta da diplomatici, militari, impiegati, membri del protocollo. Le vittime venivano anche rapite nelle scuole, come racconta la testimone Soraya.

Pillole

Una legge "salva vita". Definita in questo modo, in un rarissimo caso di unità di intenti fra tutte le forze politiche, la nuova norma in materia di trapianti d'organo tra viventi.

Video

Immagini dal mondo

  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow

Risorse

Comunicazione Interpersonale | Semiotica | Recensioni Libri | Cerca nel Sito | Annunci di lavoro | Amministrazione | Redazione

Pubblicità

Copyright © 2014 . Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.

Magazine Template by Project Informatica - Rilasciato sotto licenza GNU/GPL